NBA Finals 2013 – James porta gli Heat sul tetto del mondo, ma onore agli Spurs

AbbraccioSpoelstraPopovich

Cominciamo dalla fine.

La foto riassume perfettamente l’uomo Popovich, la sua filosofia e lo stato d’animo con cui si è conclusa una delle più avvincenti Gara 7 degli ultimi anni.
Terminato il countdown che ha sancito il back-to-back targato Miami , l’allenatore degli Spurs è corso ad abbracciare Erik Spoelstra ed i suoi vice, tra cui Bob McAdoo.

Duro, con il precetto che il team viene prima delle individualità e se quelle individualità non si vogliono sacrificare ed adattare allora vanno sostituite; ma anche un incredibile uomo di sport, che sa ricononoscere la superiorità dell’avversario e non può rammaricarsi troppo del risultato.

Alla domanda di un giornalista ha risposto “Non è divertente perdere ma abbiamo perso con la squadra più forte”. Tutto Pop in 30 secondi.

Secondo anello per il Re, sempre più Re, altro anello anche per Ray Allen, arrivato a Miami con la missione di vincere e riuscito nel suo intento.

Ma torniamo indietro e riavvolgiamo il nastro, cominciando col dire una banalità: senza quella tripla assurda proprio di He Got Game nel finale di Overtime del precedente episodio, probabilmente non staremmo qui a parlare di una delle più belle Gara 7 degli ultimi anni.

Gli Spurs, in particolare Manu e Leonard, sentono il rammarico ed il peso d’aver mancato un’occasione forse irripetibile.
Questo però sembra non costituire un freno, anzi, subito dopo la palla a due sono proprio i texani a mostrare maggior piglio e determinazione.
Sul 6-4 Parker serve Ginobili che da fermo e praticamente senza ritmo spara la bomba: 9-4.

LBJ e Wade non ci stanno. Il numero 3 servito dal suo play preferito segna in sospensione: 13-10 ancora per i neroargento.
Lo strappo si ricuce definitivamente con il rimbalzo offensivo di Andersen il quale raccoglie dalla spazzatura il tiro di Chalmers che aveva solamente scheggiato il ferro.
15-15.
Parità ed inerzia cambiata: Ray Allen recupera palla e serve Shane Battier.
Miami avanti per la prima volta nella partita.
Sarà la prima tripla di un’incredibile prestazione personale.
18-15 e fine primo del periodo.

Comincia il secondo quarto.
Gary Neal, sotto le foglie, tocca da dietro la palla ad Allen, Parker riparte in contropiede, penetra accentrando la difesa su di sé e serve Thiago Splitter solo in area per la schiacciata a due mani.

Tim Duncan è il solito leader carismatico. 
Prende il centro del pitturato, forza il contatto di Bosh e segna appoggiando al tabellone. Tiro libero supplementare a bersaglio e di nuovo parità a quota 27.
Momento importante della gara perché ad appena 18 minuti dall’inizio è già il terzo fallo per l’ex Toronto Raptor.

James sente l’importanza del momento e si carica la squadra sulle spalle. Parker sbaglia il layup e parte il treno merci in coast-to coast.
eurostep ed allucinante canestro, nonostante il fallo duro di Leonard, con la palla che si arrampica sul ferro. Gioco da 3 punti, 30-27 per Miami.
I campioni dell’est recuperano la sfera e tripla frontale ancora per LBJ. 33-27.

Nonostante i tentativi ripetuti di allungo, i problemi di falli dei lunghi, costringono Spoelstra a schierare il quintetto piccolo con Haslem da numero 5.

Gary Neal dopo il timeout e l’ottima difesa di Miami allo scadere da 8 metri alla tabella. Pazzesco, ma non dichiarato non vale dai!
Birdman va ancora al rimbalzo offensivo, con ottima energia. 35-30
Ottima rotazione della palla ancora guidata dall’aggressività del secondo quintetto.
Due tiri liberi per TD dopo un ottimo passaggio di Parker.

Leonard brucia sulla linea di fondo LBJ prova la Erving ma il canestro gli sputa la palla
Wade con un tiro insensato cadendo indietro sull’azione successiva contro Ginobili che si rifà dall’altra parte con la pennellata mancina al tabellone. 37-34.

Duncan segna 2 tiri liberi sul fallo subito in difesa 37-36, ma James risponde con un’altra tripla: 40-36.
Fallo forse dubbio, anche se si vede un po’ di mano oltre alla palla, da parte di Haslem su  Green in lunetta il quale fa 2/2: 40-38.
Leonard al decimo rimbalzo, Manu ancora in penetrazione vede TD, scarica e 40 pari.

Ginobili continua ad attaccare nei primissimi secondi dell’azione per non permettere agli Heat di schierarsi; vede Haslem messo male con il corpo e segna due tiri liberi 42-40 per gli Spurs.
Dall’altra parte Wade, forzando col gancetto di destro contro Green pareggia nuovamente.

Parker in lunetta 44-42.
Rimbalzo offensivo ad una mano di James, dopo che Wade aveva sbagliato.
Green prova la penetrazione ma ormai non vede più il canestro: siamo a 1/5.
Wade si mette in isolamento contro Leonard ad 8 decimi di secondo.
Chiudono avanti i Miami Heat sul 46-44.

Gli Spurs tirano con meno del 40% e giocano senza il loro miglior marcatore eppure, misteriosamente, restano assolutamente a contatto. Fine del secondo quarto.

Terzo appassionante quarto.
Chalmers penetrazione con tocco morbido a canestro accoglie la palla.

Prende il tiro ancora Leonard, subisce il fallo da Miller cui gli aveva tirato in faccia, ma sbaglia il libero. 48-48.
Un’ottima difesa di Bosh rende il canestro problematico, poi hustle nell’area opposta e LBJ recuperando in qualche modo la palla, dall’angolo senza ritmo brucia la retina. 51-48

Manu con grinta penetra ancora e fa 51-50.
Ginobili ancora la mano sulla palla: pick&roll, attira il raddoppio, vede Leonard libero che aveva appena bloccato ed il “sophomore” tirando con una mano brucia la retina.
Sull’azione successiva, recupero e contropiede di Green il quale però regala a Miami, LBJ passa a Wade che era rimasto indietro di un giro e da solo galleggia con la bimane: 54-52.

Duncan attacca ancora Bosh ed appoggia girandosi verso il centro, dopo un movimento in post basso. 54-54

Airball Chalmers e si ritorna nella metacampo Miami ma Green sbaglia ancora da 3.
L’ex Union Olimpija ed eroe di Gara 5 è completamente scomparso dalle carte nautiche e chiuderà con 1/12 dal campo.

Bosh commette il suo quarto fallo con un blocco in movimento.
Ma mancano soprattutto le penetrazioni di Parker in grado di generare più punti in area e soprattutto tiri da 3 piazzati.

Ottima uscita dal timeout ma Duncan sbaglia l’appoggio sull’ennesimo assit geniale di Manu. Wade sbaglia dall’altra parte ma ottima difesa Miami e Green davvero non vede più il canestro.

Si torna a segnare con la penetrazione di Wade.
Leonard dall’arco prende il ferro poi Duncan riesce a recuperare, cade, blocca fortuitamente Bosh e Green finalmente fa gol da 3. 57-56

Chalmers pesta la linea di fondo e si torna di là.
Allen mette la mano sulla penetrazione di Parker che si palleggia addosso. 11a palla persa neroargento.
Pick&roll Allen-LBJ ed il re la mette ancora dall’arco.
Assolutamente illegale perché non sai davvero su chi difendere. 60-59, avanti gli Heat.

Diaw recupera la palla ancora dopo un hassle ma Bosh stoppa e Green è costretto a spendere il fallo. Ma non è ancora bonus e stavolta dal palleggio si mette in proprio, in faccia a Leonard.

Ma l’ex San Diego State risponde, lasciando sul posto Allen e nonostante il contatto di Bosh segna con la rovesciata dall’altra parte. Ancora fallo, ancora and-one.
Un’incredibile Kawhi per una prestazione da extraterrestre. 62-60.

USP NBA: FINALS-SAN ANTONIO SPURS AT MIAMI HEAT S BKN USA FL

Le capitain Diaw su assist di Manu, con spazio dall’arco, spara la tripla. 64-63 tornano incredibilmente avanti i neroarento.
Ancora Diaw con un passaggio che taglia l’area e vede Duncan libero. 66-63.

Leonard ruba la palla a Chalmers con i suoi tentacoli e manda Manu dall’altra parte che guadagna due tiri liberi sulla penetrazione.

Blackout dell’orologio dei 24secondi e timeout non previsto.
1 su due dell’argentino, 67-64.
LBJ domina ed ancora un canestro da due su arresto e tiro dalla lunetta. 67-66
Diaw prende il rimbalzo offensivo ma stavolta aiutandosi irregolarmente.

Allen e Neal sbagliano da 3 due tiri ben contestati dai difensori.
L’ex Treviso segna da 2 con il runner ed il gancetto, simile a come aveva fatto in un’azione speculare in Gara 3. Stavolta contro Andersen, mentre l’altra addirittura contro LBJ.
69-66.

Ancora Battier, ottima circolazione di palla, quarta tripla per l’ex Blue Devil e 69 pari.
Il terzo quarto sembra chiudersi in parità ma Chalmers da 8 metri allo scadere con l’aiuto della tabella: pazzesco SuperMario Chalmers!

La frase di Flavio Tranquillo si adatta perfettamente al momento:
“Ma cosa abbiamo fatto di così buono per meritarci il quarto quarto di questa partita”

Battier ancora dall’angolo, quinta incredibile tripla su assist i LBJ.
Arriva a rimbalzo offensivo Kawhi, dodicesimo rimbalzo e sedicesimo punto.
L’energia di Birdman ed i piedi molto veloci bruciano TD che è cosrretto a spendere il fallo. 76-73 per 1/2 dalla lunetta.

Pick&roll Manu-TD ma l’argentino sfonda contro Andersen il quale aveva tenuto ancora molto bene la posizione.
James recupera la palla e viene mandato in lunetta dopo Wade stoppato al ferro da TD.

Invasione di Andersen ed il secondo tiro libero non viene convalidato. 77-73.
Parker con il suo bicipite femorale dolorante non riesce ad andare via al tatuato e si va per la palla a due.

Ennesima deviazione di Leonard su Wade che aveva servito Battier da oltre l’arco.
Prima tripla sbagliata dopo un assist incredibile di LBJ, ma Parker penetra e triplicato, alza la palla per TD 77-75. Timeout Spoelstra.

Popovich sciorina ancora saggezza dall’alto della sua esperienza:
“Last 2 team standings. They got talent, we gotta beat’em with organization. Play with your teammates. Play sport”.

Chalmers 79-75.
Ennesimo errore di Green (1/11) ma ottima difesa San Antonio che ruota su tutti i tiratori da 3.
Si va dall’altra parte, però Wade legge il passaggio e Neal è costretto a spendere il fallo su LBJ. Gli arbitri vogliono rivedere l’azione per capire se si tratta di fattispecie da “clear path” (ed in quel caso si tratterebbe di tiri liberi e palla in mano), l’equivalente del nostro fallo da ultimo uomo.
Viene considerato come normale infrazione di gioco e si siprende con la palla in mano a Wade che, senza ritmo ed in sospensione brucia ancora la retina. 81-75.

Ginobili entra al posto di Green e si fa scivolare la palla tra le mani. Brutta persa.
Bosh ancora un fallo su blocco in movimento.

Manu entra forzando con l’allungo e la mano sinistra. Pazzesco. 81-77.
Errore di Bosh ma l’argentino genera un’altra palla persa con un passaggio senza senso a Neal, che non era in visione per quella traiettoria.

Ancora LBJ, come Wade prima, da 5 metri, in sospensione, praticamente senza ritmo. 83-77. Forse la partita è definitivamente girata. Altro timeout chiamato Pop.

Si va da TD ma il caraibico appoggia sul secondo ferro, grazie ad un’ottima difesa di Bosh che è riuscito la posizione.
Bosh non chiude, sparando un airball da 3 in angolo.
Parker penetra e TD sbaglia l’appoggio per il potenziale and one. 83-79.

Sono gli ultimi 5 minuti di una partita entusiasmante come poche se ne sono viste in quest’ultima decade.

Cambio di Duncan contro LBJ che accetta l’uno contro uno e da 6 metri punisce la difesa.
Manu con un pazzesco tiro oltre l’arco porta i suoi sotto di 3 (85-82) e poi ruba anche la palla ma Green sbaglia il potenziale pareggio.

Leonard recupera la sfera e spinge sull’acceleratore senza un attimo di tregua, ma Chalmers è lucido e ruba la palla dopo il rimbalzo offensivo di TD, generando un’ennesima tripla di Battier dall’angolo. La sesta.

Si torna dal totem caraibico che subisce il fallo di Bosh che gioca di tabella senza equilibrio. 2+1 e 88-85 ancora un possesso di vantaggio per Miami.
Taglio forte di Wade che al ferro segna.
Ginobili rischia di perderla e la mette in mano a TD stavolta ottimamente contestato e raddoppiato dalla difesa di Miami.
Green rimbalzo difensivo; Leonard senza paura confeziona un’assurda tripla con l’uomo addosso. 90-88.

Chalmers penetra e rischia quasi il gioco da 3 punti. 0/2.
Stavolta palo di Leonard ancora da 3 e conseguente rimessa Miami.
Attacca Wade ma Manu tiene. Lebron recupera di puro strapotere fisico il rimbalzo offensivo ma Manu recupera la palla dopo un hustle di pura intensità.

Ottimo attacco texano che fa arrivare la palla a TD il quale però sbaglia  l’appoggio TD contro il mismatch che aveva disposizione, marcato da Battier e si rammarica perché avrebbe significato il 90 pari. Mancano 39 secondi al fischio finale.

San Antonio difende davvero bene ma negli ultimi 5 secondi dell’azione LBJ in arresto e tiro girandosi in aria segna il trentacinquesimo punto sulla difesa di Leonard. 92-88
Gli Spurs rivedranno quel +5 a 28 secondi dalla fine ed il tiro incredibile da 3 che ha mandato Miami in paradiso.

Ginobili dalla linea di fondo si trova per aria ed il Re recupera la palla e subisce il fallo da TD. 2/2 94-88, 37 punti, 12 rimbalzi e 4 assist.
Ginobili forza da 3 ma sbaglia di molto.

Questa volta è proprio il caso di dire “Game, Set and Match“.
Secondo tiro libero di Wade sbagliato ma riprendono gli stessi Heat. Fine dei giochi.

Ritorniamo su quella sequenza di immagini: Popovich si abbraccia sorridendo con Bob McAdoo e Spoelstra. Wade corre ad abbracciare TD.
Sono le diapositive di alcuni grandissimi dello sport mondiale che riconoscono la superiorità dell’avversario ed al tempo stesso gli avversari che ammettono di non aver mai fatto così tanta fatica in una Finale NBA.
“Sono corso da Duncan perché mi auguro di fare quello che ha fatto lui a 37 anni”.
Per la cronaca, quello equivale a 24 punti e 11 rimbalzi da parte del caraibico NBA più forte di tutti i tempi. Una performance che non si era mai vista prima a quell’età.

Ancora un grande abbraccio da Pop a Wade e poi a James.

Popovich abbraccia James dopo Gara 7

Come tutti i playoff e le NBA Finals, la partita si vince con la difesa ed in difesa Miami si è dimostrata se non più organizzata, sicuramente più forte e più presente atleticamente, anche grazie alla inferiore età anagrafica delle sue stelle che hanno tenuto a solo 37% dal campo gli avversari.
La capacità di scivolare orizzontalmente, il roaming di Wade (alla Bryant ma con un altra cattiveria e costanza rispetto al Mamba) per rubare le palle vaganti, le deviazioni (o deflection all’inglese) di Chalmers, la velocità di piedi di Andersen, la determinazione di Bosh e per finire l’intelligenza tattica e posizionamento di Battier, “un possibile candidato alla presidenza degli Stati Uniti, non esagero” citando ancora The Voice Tranquillo.

Agli Spurs è mancato qualcosa.
Sicuramente è mancato Parker, solo 3/12 dal campo. Sarà lo stesso francese ad ammettere di non essere mai in entrato in ritmo.
E senza la sua abilità nello spezzare le difese e tenere sui play avversari era davvero improbabile prevedere l’anello ai texani.

Eppure, di chance, nonostante un improbabile gli Spurs ne hanno avute, sia nella settima, ma soprattutto nella sesta gara, quando si sono trovati sopra di 5 con soli 28 secondi a cronometro.
A maggior ragione è comprensibile la rabbia di Duncan che sul 90-88 si dispera per non aver segnato, lui, insignito idealmente della fiducia di una squadra, di una città intera.

Brucia è vero ma Popovich scarta il facile ragionamento del “se fosse”.
Razionalmente se la sua squadra non ha fatto il massimo, ci è mancato davvero poco e certo per grossi meriti dei Miami Heat.
La vera occasione si era presentata in Gara 6 e già riuscire a giocare una gara 7 in questo modo era davvero fuori dagli schemi.
Popovich è voluto rimanere con i suoi e con le azioni che hanno fatto migliaia di volte e regalato tanti successi. Questa volta hanno sbagliato ma lui è sereno.

2013 NBA Finals - Game Seven

Intervistato, l’ex agente CIA alla domanda “Qual’è stato il tuo messaggio negli spogliatoi?” “Ho detto che li amo”.
Ed alla “Perché Parker era in panchina?” si scatena il siparietto:
- “Perché ho deciso così”
- “Può essere + specifico?”
- “No.”
- “Ok”.

Genio assoluto.

Triplo anello indossato da Wade, doppio invece Bosh, Allen e LBJ.
Back2Back Miami e vera impresa, perché solo i Pistons (’88), Houston (’94), Lakers (2010) hanno vinto sotto 3-2 nella serie finale.

MiamiNBAChampions2013

Per la 30a ed ultima volta David Stern consegna il trofeo ai campioni.
Anche per questo verrà ricordata una incredibile serie Finale NBA, che ha inoltre consegnato alla storia il secondo consecutivo Larry O’Brian Trophy, dalle mani di Bill Russell, cui è intitolato, al legittimo proprietario: Lebron James, con un fatturato da MVP e campione assoluto:

  • 23.3 punti 46% 10 rimbalzi e 7.5 assist) in questa serie
  • 33.8 la media delle gare 7 delle NBA Finals, primo ogni epoca, poco sopra a MJ e con ben 4 partite giocate.

Lebron James alza il premio di MVP delle Finali NBA 2013

In ogni caso, senza un supporting cast di livello non si vince anche con Wade ed LBJ.
Vedremo il prossimo anno cosa ci riserverà.
Ma la stagione non finisce qui, perché tra qualche giorno si potrà riflettere sul Draft e sulle possibili manovre delle 30 squadre NBA.

Stay tuned ;)

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NBA Finals 2013 – Si rivede il vero Ginobili e San Antonio vince Gara 5

2013 NBA Finals - Game 5

Gara 5, forse il vero pivotal game e inizia subito con i fuochi d’artificio.
Ginobili chiamato a gran voce ed a rapporto da una città e da un continente intero, spara subito una tripla. Wade risponde così dove ci aveva lasciato, segnando i primi due canestri per la sua squadra. Si vede anche Tonino, mentre l’argentino guadagna un fischio su 1 contro 1. 9-6.

James sbaglia su alzata di Chalmers che aveva bene intercettato e viene generata una palla a due. Green sbaglia una schiacciata ad una mano e James si rifà dell’errore precedente.
Ritmo infernale all’AT&T Center.

Stoppata di Bosh che fa sentire la sua presenza in difesa come aveva fatto in gara 4, lancia D-Wade che contro Parker, grazie all’Eurostep rallentato segna con il lay up.

Entrambe le squadre vogliono attaccare e segnare nei primi minuti del possesso. 16-12 in appena 4 minuti di gioco.
Wade stoppa Gary Neal e lo induce al fallo sulla veloce transizione offensiva. Quarto giro in lunetta e due su due.

TD con incredibile tiro di destro ad una mano dopo un’ottima difesa di Bosh. Rumble per Miami sull’altra metà del parquet genera una tripla in ritmo per James. 17-17

Si fa vedere di nuovo Diaw con due ottimi passaggi dentro a Duncan. Ma si nota la sua presenza anche in difesa rendendo la vita più difficile a Lebron che sbaglia due conclusioni. Doppia accelerazione di Parker e mini parziale texano: 21-17.

Ancora il duetto francese combina un altro mini-parziale di +4. Wade sbaglia e Gary Neal in arresto e tiro porta a +10 gli Spurs. Fischiati i passi a Parker che va in panchina.
Ma Miami ha perso il ritmo offensivo e combina un’altra palla persa, contropiede, su una palla vagante Diaw raddoppiato ha la visione, chiama dall’angolo il taglio di Leonard che schiaccia da sotto il 29-17.

Dopo un’ottima circolazione di palla Allen finta il tiro e con un morbido tocco segna da 2.
Si va dall’altra parte e Leonard piazza la tripla alzando la parabola e Chalmers sbaglia dall’altra parte.
Fantasmagorico quarto da 32 punti per gli Spurs. Fine primo quarto.

Secondo quarto e Shane Battier punisce la rotazione con la tripla dall’angolo.
Splitter affonda la bimane. Ancora il brasiliano con una gran stoppata, recupera la palla Leonard dalla spazzatura ma Splitter perde la palla.
Miami sbaglia ancora e Leonard continua a punire su contropiede anche se forse lo sfondamento preso da Battier c’era.

Ma il messaggio di Popovich sembra essere stato recepito: Physicality.
Grandissima ancora circolazione dentro-fuori per gli Spurs ed altra tripla di Green che brucia il closeout di Allen, il detentore del record di triple in una serie finale NBA.
Bosh prende il rimbalzo offensivo dopo l’errore dei suoi compagni, ma Green su l quinto passaggio illuminante di Manu, piazza la tripla dall’angolo in ritmo: 42-26.

Ottima difesa di Miami e Green in corsa sbilanciato in aria verso destra, contestato da Allen  piazza ancora un tiro da 3 su assist problematico di Parker. Wade in avvicinamento segna due canestri di fila. Tocco fortunoso e contropiede guidato da due dei Big 3. Miami torna insperatamente sotto: 47-36.

Allen sull’uscita di Tony Parker, incredibile potenziale gioco da 4 punti. L’inerzia sembra cambiata nuovamente. LBJ sfidato da Duncan 1 contro 1 ed in rovesciata proteggendosi col canestro segna il -5.
Duncan in allontamento con la mano destra segna il 49-42.
James approfittando del secondo fallo di Leonard, si mette in post-basso e raddoppiato segna con un fadeaway.

Green finta il tiro da 3 e guadagna due tiri liberi dopo averla messa per terra.
Ma James ancora nel pitturato, ancora con un movimento da centro ne segna 2.
Ginobili prima prende il fallo penetrando e poi approfitta con molto mestiere di un salto scomposto di Battier mentre tirava oltre l’arco.
Di nuovo +10 per gli Spurs.
Ma Shane si rifà subito e ripaga della stessa moneta. Tripla dall’arco. Parker ancora a tabellino con il suo marchio di fabbrica, teardrop.

Wade con un difficile canestro da 2, 59-52. Parker tira corto ma un’ottima difesa di squadra consente a San Antonio di aver l’ultimo tiro a 4.5 dalla fine.
Ancora Parker brucia il campo contro Cole e segna di destro appoggiando al vetro. 61-52 e ci prendiamo tutti una doverosa pausa, perché a questo ritmo è difficile pensare di contrinuare per altri 24 minuti. Che partita signore e signori.

Due palle perse in apertura di terzo quarto e Miami 61-59.
Parker risponde alla coppia Wade-Chalmers e muove il tabellino per San Antonio.

Green rifacendosi dei precedenti possessi difficoltosi, si tuffa in difesa recuperando la palla su Wade ed in transizione, senza senso, senza pensarci un attimo buca la retina da 3. 66-59 e pareggia il record di cui sopra di Allen.
Ginobili al ferro 68-60.

Bosh taglia sul passaggio in mezzo di LBJ, 68-62.
Chalmers con l’aiuto del ferro 70-65. Leonard sbaglia la tripla ma si rifà con un bel rimbalzo difensivo ed un fallo subito su un altro taglio.

LBJ muove la difesa e passaggio a Wade che segna dalla media.
Miami con un altro contropiede ma ottima difesa di Green che tiene LBJ e gli ostacola il layup. Ottimo Diaw ancora su Lebron e Parker sul contropiede piazza il 7/9 della sua partita. 75-69.

Bosh si trova accoppiato con Green e piazza il semigancio da 3 metri. -4 Miami.
Battier si allaccia con Manu mentre segna Wade: fischio, and one e – 1.
Ma Green solo sistemando i piedi da distanza di 8 metri piazza la bomba.

Dall’altra parte ancora un’ottima difesa lancia gli Spurs, Ginobili guadagna con il contatto di Allen il fondo e segna con la mano sinistra ed il tiro libero supplementare.
Ed ancora nell’azione successiva, marcato da Cole, galleggiando in aria segna in modo incredibile. LBJ prende il primo passo su Diaw e Splitter è costretto a spendere un fallo duro per negare il potenziale gioco da 3 punti. 85-75.

Ancora Manu, ancora la marcatura di Cole, 1 contro 1 bruciante e da destra con la mano sinistra è sempre retina. Film già visto, 87-75 perché a Battier non riesce il tiro da centrocampo.

Inizio ultimo quarto, un paio di errori di Splitter e Miami e non si segna. Diaw tiene la linea di fondo su James che sbaglia e poi lo stesso Diaw guadagna un fallo sull’altra metacampo.
Ennesimo canestro di Manu con il ricciolo e morbido rilascio della mano sinistra in gancetto. Timeout Spoelstra sull’89-75.

Duncan difende il ferro su Wade e Leonard punisce dall’angolo con la tripla. 92-75.
James ancora al ferro viene contestato e Duncan che aveva precedentemente aiutato in difesa prende il rimbalzo offensivo e segna di tap-in dopo la tripla sbagliata da Green. 94-75 ed ancora timeout Spoelstra.
A Diaw viene fischiato un fallo prima della rimessa, Chalmers in lunetta fa 1/2.
Duncan poi.
Ancora Diaw fallo in attacco e poi Green di nuovo fallo su Ray Allen da 3. Secondo gioco da 4 punti e Miami ricuce un po’ lo strappo. 96-80.
Però Green si rifà mettendola per terra e layup.

Allen dall’angolo di nuovo una tripla. Solo cotone. TD sbaglia l’appoggio al vetro dall’altra parte e Bosh lo punisce nella sua metacampo offensiva facendolo saltare e schiacciando con la mano sinistra. Controparziale: 96-83.
Parker molto corto dopo aver seminato LBJ.
Blocco fuori dal campo da parte di Miller e fallo in attacco. Giro e walzer di Timmy Duncan e San Antonio torna a +15.

Ma Wade non ci sta e segna in fadaway contro Ginobili e TD.
Manu su un piede solo alla Nowitzky, anche lui in fadeaway brucia James da 5 metri.
Parker subisce il fallo dopo un gran rimbalzo offensivo di Leonard e segna due tiri liberi.
Gancetto sempre del francese con quasi la mano sulla palla di D-Wade. 106-89.

Ancora Allen con un canestro e tiro libero supplementare, direttamente dalla rimessa: 107-92. Parker tira sulla testa di Miller. Di nuovo +17.
LBJ gioco da 3 punti.
Wade recupera la palla ed Allen tripla dall’angolo. Piccolo controparziale degli Heat ma LBJ genera un fallo su blocco offensivo mentre Allen l’avrebbe ancora segnata.
He got game punisce con un taglio backdoor.

San Antonio non chiude ed anzi mostra tutta la sua stanchezza di un ritmo che non è abituata a tenere. Wade va deciso al ferro e viene mandato in lunetta da Duncan.
Parker spinto destro anticipa il rientro di Flash.
Green si allarga dopo un passaggio così così di Manu e di nuovo dall’angolo ferisce. Gioco, incontro partita. 114-101.
Giusto il tempo di un’altro tiro da 3 nel garbage time restante in cui i due allenatori fanno entrare le seconde e terze linee sullo scoccare della sirena il punteggio finale sarà 114-104.

Considerazioni sparse…a fine Gara 4 Manu era stato invocato come il salvatore della patria per le sorti degli Spurs e puntualmente ha timbrato il cartellino: 24 punti 8/14 dal campo ma soprattutto 10 assist.
Le altre due stelle texane, Duncan e Parker hanno fatto il loro, con un bottino combinato di 43 punti e 17/24 al tiro.
Green, il miglior marcatore delle finali per i neroargento si è mantenuto sulla stessa lunghezza d’onda, sparando un immaginifico 6/10 da 3.
Non va dimenticato la guardia sophomore Leonard, 16 punti, 3 palle rubate ed un sacco di intangibles.
Tirando il 60% e mantenendo un livello difensivo molto alto gli Spurs, come qualsiasi altra squadra, sono pressoché impossibili da battere.

Eppure, tutto sommato, Miami ha avuto le proprie chance, soprattutto tra il terzo e quarto periodo, quando avevano ricucito lo strappo fino al -1.
I Big 3 Heat hanno fatto la propria partita, soprattutto Wade e Bosh sono stati particolarmente aggressivi.
E’ mancato un po’ James (8/22) anche se ha messo ha referto 8 assist, ma soprattutto è mancato il supporting cast, in particolare Miller che da quando è stato promosso in quintetto non riesce più a trovare mezzo canestro.
A questo punto Gara 6 potrebbe essere già decisiva.

Forse, tra le due partite, è quella più accessibile per gli Spurs che giocherebbero senza la pressione del “dentro o fuori” e che in Gara 7 patirebbero ancora di più l’effetto del tifo dirompente della Miami Arena.

Stanotte il verdetto. Si comincia alle 3 di notte. Stay tuned ;)

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NBA Finals 2013 – Si rivedono i Big 3 e Miami riporta la serie in parità sul 2-2

D-Wade 2006

Comincia il back2back ospitato dagli Spurs e subito i padroni di casa si vedono carichi. Parker arma la mano dei suoi specialisti dalla lunga e sono 3 triple in 4 minuti, oltre al fatturato in proprio con il suo classico tiro, il teardrop in avvicinamento a canestro. Spoelstra ferma la partita sul 15-5. 

Grandinano le palle perse non forzate per Miami nella prima metà del primo quarto.

James e Wade mostrano però un altro piglio, attaccando il centro dell’area e scaricando per Bosh che colpisce dalla media. Ma soprattutto, gli Heat, nel parziale di 8-0 che li porta 19 pari, finalmente, fanno vedere di essere una delle migliori difese della Lega, tenendo i pick&roll, con show aggressivi e ripartendo velocemente nell’altra metacampo in un paio di coast to coast targati LBJ.

Gary Neal, eroe Gara3 ferma l’emorragia e muove la retina del nuovo vantaggio.
L’inerzia sembra però cambiata e perlomeno ora c’è grosso equilibrio ed incertezza. 
Parker risponde con un gioco da 3 punti al doppio jump shot del Re che aveva segnato un vantaggio Miami di +4. 
Ginobili, 9 alla chiusura del quarto, tiene a contatto la sua squadra. 
Miami parte forte anche nel secondo quarto, ringhiando in difesa capitanata da Battier e Wade, tornato quasi ai suoi momenti migliori del 2006, che contribuisce sia nei recuperi che stoppate.
Pop vuole parlarci su e ferma la partita sul 37-28. C’è bisogno del rientro di Duncan che genera un fallo da parte di Flash, mandato però in panchina a riposare perché sulla ricaduta il ginocchio preoccupa un po’.

Ancora servito dall’argentino di Bahia Blanca, Duncan mette un altro canestro.
Bosh, finalmente attivo, risponde.
Neal prende uno sfondamento con un po’ di actor show contro James che però mangia la palla a rimbalzo nell’azione successiva, si lancia in contropiede e propizia il canestro di Wade. I rimbalzi offensivi seguono un altro spartito in questa partita.
Ginobili commette un terzo fallo evitabile e prende la via della panchina.

San Antonio non riesce a trovare la via del canestro con continuità ed il tabellino indica 41-32 per gli Heat.  6/9 sia per LBJ che Wade, ma è il tasso di attività in difesa che preoccupa i neroargento i quali dovrebbero far pagare di più la presenza di Miller sul parquet. 2 assist di fila per Parker, a Duncan e Leonard e si rifanno sotto.
James in avvicinamento mostra di essere praticamente ambidestro su Leonard e risponde ad un altro canestro di TD.

Entra Boris Diaw ed il suo apporto si vede subito, generando un contatto sul rimbalzo in attacco e con la tripla che porta al -2.
Parker è immarcabile, semina James e segna con lo scoop shot da circo. Ancora il Re ma il successivo contropiede della premiata ditta Neal-Green per il 49 pari.

15 punti per i migliori marcatori, James da una parte con 7/11 e Parker che aggiunge anche 6 assist al suo fatturato.

Popovich continua con il doppio lungo. LBJ ricomincia dove aveva lasciato con un tiro dalla media in ritmo. Leonard ruba due punti di astuzia. Diaw segna il suo nono punto con un bel taglio ed assist di TD. Bosh ancora dalla media punisce la marcatura lontana.
Wade con un altro brutto possesso difensivo, porta fuori Duncan e lo brucia cambiando direzione, concludendo un gioco da 3 punti. 56-53.
Ma Leonard risponde con la stessa medicina, seminando lo stesso Wade, costretto a spendere non un gran fallo.
Duncan ruba uno dei suoi classici rimbalzi in attacco senza saltare e genera un fallo piuttosto discutibile ancora a carico di Wade. E’ il quarto ma rimane in campo.
I San Antonio ora vanno a rimbalzo offensivo con molta più continuità e la differenza si vede.
Bosh infila un’incredibile stoppata sulla virata di Parker ma Duncan rispedisce al mittente e sul plexiglass l’appoggio tentato di Lebron. Che intensità, che gara! Rimessa laterale per Miami e James infila dai 5 metri. 60-58 e timeout di Popovich.
Green da 3, nuovo sorpasso. Miami controsorpasso con James e tripla di Chalmers. +6 in un amen grazie anche alla stoppata di Miller su Leonard.
Duncan genera un doppio fallo ed in lunetta torna a -4.
James ancora attacca forte, ma Leonard semina Miller fintando la tripla e con un’esitazione in aria chiama al fallo Bosh per l’and one del 66-69.
James prima sfoggia un diamante in angolo per il tiro da 3 di Chalmers e poi stoppa in modo incredibile Duncan dopo che gli San Antonio aveva mosso la palla benissimo e Ginobili aveva trovato TD con un no-look in area.

Cadendo all’indietro Neal segna e porta la sua squadra al -3 ma Wade vede la brutta posizione difensiva di Green e lo punisce con una penetrazione da Flash. Gioco da e di nuovo + 6. Il quasi Teramo però si rifà subito segnando da 3 su un’ottima penetrazione di Parker. Doppio rimbalzo offensivo per James che propizia il +5.
Inizia il quarto quarto della forse decisiva gara della serie.
Splitter murato da Lebron dopo un ottimo fendente di Ginobili apre il contropiede vincente, ottima circolazione di palla, finta di Allen e tripla. Neal spara una musica incredibile da 8 metri ed è -5.
Diaw sbaglia da un metro e si scalda Duncan. Wade sfidato a canestro non si tira indietro ed in ritmo brucia la retina. 86-79. Ginobili sbaglia da 3 ed è ancora secco fino a questo momento.

Battier vede fischiato un fallo mentre meritava lo sfondo. Splitter dalla lunetta. 86-81.
Wade in avvicinamento segna di sinistro e poi ruba e schiaccia la bimane in contropiede. 90-81 e 16esima palla parsa per gli Spurs. Duncan non vuole mollare e ritorna sul -7. Ma ancora Wade, sfidato 1-1 contro TD e segna da 6 metri. Manu sbaglia ancora da 3.
+11 per Miami.
Anche Bosh contribuisce mentre James può permettersi di riposare dalla panchina.

Continua a dominare la partita l’uomo da Marquette, con un assist per Bosh. +13. Attacca ancora il ferro da destra ed è 32 punti.

18 palle perse contro 7 sono lo specchio della difesa totalmente diversa da parte di Miami. Bosh si butta per terra e recupera la palla chiamando il timeout.
Ormai Popovich alza bandiera bianca e fa sedere Parker per non aggravare la condizione del suo bicipite femorale.

Big 3 78 punti con 34/60, 27 rimbalzi  9 assist, 10 palle rubate e 6 stoppate.
Benvenuti. E’ chiaro che con questi numeri, questa attività fisica e soprattutto aggressività, vantando un vantaggio atletico ed anagrafico, beh…o San Antonio trova dei salvatori della patria nel supporting cast oppure non c’è partita, specie perché Ginobili sta abbastanza misteriosamente mancando all’appello.

Così a spanne sia Parker sia D-Wade hanno dei problemi fisici (coscia per il primo, ginocchio per il secondo) che non consentono loro di giocare al meglio due partite di fila.
Il play degli Spurs si è giocato il suo primo gettone nella seconda gara, D-Wade, in questa, è tornato a far vedere come aveva mostrato al mondo di essere la guardia dominante della Lega nel 2006.

Il vantaggio del campo, a questo punto, potrebbe essere decisivo ma mai dire mai…è la gara 7 oltre che molto probabile sarebbe forse il degno finale di questo scontro tra titani.
A stanotte :)

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NBA Finals 2013 – L’insospettabile duo Green-Neal sugli scudi e San Antonio domina gara 3

NealGreenSanAntonioSpurs

Partita fin da subito dai ritmi molto blandi e controllati, con LBJ silente nel primo quarto.
San Antonio fa segnare l’iniziale parziale importante a metà, con Bosh e Wade a zero.

Poi James decide di alzare un po’ la difesa e dalle palle recuperate nasce il piccolo controparziale che porta al -3 di Miami mentre Popovich di averne viste abbastanza e chiama timeout.

Finta di tiro di Ginobili e dritto al ferro per la bimane che fa entrare in partita l’AT&T Center.
Il movimento in post basso di Duncan contro Bosh risponde ai punti nel pitturato del numero 6 in maglia rossa.

Botta e risposta continua.

Il pick&roll a 5 metri dal canestro con la visione periferica di James è immarcabile, come lo era stato nel secondo episodio sulla costa Est.
Alla fine del quarto il tabellino dice 3 assist.

Gary Neal mette un paio di triple e Green dall’angolo rimette un +6 tra le due squadre.
TD spiega ancora pallacanestro prima trovando un angolo incredibile per l’appoggio alla tabella e poi aprendo a due mani per un passaggio di 20 metri che offre a Leonard. + 10 neroargento.

Miller risponde ad un’altra tripla di Neal, i due panchinari forse più decisivi per le rispettive squadre.
Ma la fuga non riesce, Wade e Bosh si risvegliano mostrando aggressività in attacco e riportando in parità a quota 44 la propria squadra.

Poi due triple, di cui una sulla sirena del secondo quarto fanno segnare 14 punti per il miglior marcatore degli Spurs: sìsì è sempre l’ex-trevigiano Neal.

L’impronta però della voglia dei texani è sul gioco del 57-46 quando Parker contiene bene il contropiede di Wade, Duncan (dopo aver iniziato bene in attacco il terzo quarto) rimonta e stoppa da dietro, salva la palla buttandosi in tribuna, salva anche Leonard e viene lanciato Green in campo aperto. La battaglia e la voglia.

Un incredibile Miller 4/4 da tre riporta lo svantaggio a – 10 ma un quarto rimbalzo offensivo manda ancora Green a segno oltre l’arco.

Ma ancora Miller fa 5/5. Pazzesco.

Manu da Bahia Blanca inchioda la schiacciata dopo un’ottima difesa su James bloccante che rende meno problematico il pick&roll con le sue prolunghe. Leonard a seguito del precedente assist mette anche la tripla.
E’ sempre quello dal nome hawaiano ad occupare spazio in area e soprattutto aria per rendere difficoltose le penetrazione del Re.
Questo permette di aprire i contropiedi e di trovare subito ottime soluzioni al tiro, dal catch&shoot dall’arco o layup da sotto per San Antonio, che vola a +21.

Tripla in ritmo, 3 tiri fanno un miniparziale a favore di Miami con James che mette a referto 9 punti in un minuto e mezzo.

All’inizio del quarto, attacco statico per San Antonio ma Neal non sente pressione e vede una vasca da bagno al posto del canestro spara la bomba da 8 metri e poi ancora da 2 subito dopo.

Parker applaude dalla panchina il suo delfino preferito mentre si riposa da un piccolo acciacco subito nella precedente frazione.
Suo il passaggio dietro la schiena in contropiede per l’affondata di Kawai.

Green non vuole essere da meno e segna con la mano in faccia di He Got Game Allen da 8 metri.

T-Mac entra con la standing ovation. Mangia la linea di fondo e serve Splitter.
51 punti l’accoppiata Neal + Green. Irreale e record battuto nelle serie finali NBA per una squadra che fa segnare 16 bombe in finale.

Garbage time per l’ingresso delle terze linee, tra Red Mamba, Joseph, Blair, Jones e Lewis.
Ribaltone nel punteggio rispetto a gara 2.

Indicazioni per la quarta?

Veramente difficili. L’accoppiamento Miami-San Antonio fa fare questi parziali quasi inspiegabili, a distanza di una sola gara dalla precedente.

Questo rende ancora più chiaro il concetto di “one game at a time“, ovvero pensiamo ed analizziamo un match alla volta perché ognuno di questi vive di vita propria ed ha una sua sceneggiatura.

I punti certi.

  • Se San Antonio mantiene questa percentuale da 3 ma soprattutto la qualità dei possessi ed il ritmo controllato della gara, allora la serie finisce qui.
  • Se invece Miami riesce ad alzare il suo livello di attività difensiva e generare punti in transizione, le chances di vittoria sono assolutamente concrete.

In particolare, Spoelstra, ha l’arduo compito di risolvere il rebus del quintetto.

Nella seconda partita a Miami la rottura prolungata era stata il frutto dell’ingresso di Birdman, Allen ed in generale del supporting cast.
E’ stato il quintetto mignon con James che distribuisce e scarica accentrando la difesa ed i raddoppi su di sé, agendo più da passatore (straordinario qual è) e facendo entrare in ritmo i tanti tiratori puri che può mandare a referto, a fare la differenza.
E la situazione tattica che aveva permesso agli Heat di rientrare parzialmente a fine del terzo quarto della terza gara.

Questo significa però sacrificare Bosh e soprattutto D-Wade, il quale non è solo un giocatore titolare ma il faro e storica pedina di questo ciclo vincente. Molto difficile se non impossibile tenerlo in panchina anche per il suo ruolo di leader in campo.

I quattro piccoli con uno straordinario direttore d’orchestra è più o meno lo stesso concetto di gioco e ruolo, con i dovuti distinguo, che riveste Ginobili con il “suo” quintetto, quando cioè può aprire le difese con i fendenti da lato o lato o con le sue invenzioni da pennellata mancina.

Ma non è solo una questione di percentuali e di tiri da 3, ottime anche in Gara 2 dove però il risultato fu opposto.
San Antonio ha dominato con i punti in contropiede, 52-39 i rimbalzi di cui molti offensivi e che hanno generato punti da extra-possesso.

Miami ha bisogno di mostrare i muscoli e riequilibrare questi numeri per poter impensierire i texani.
Stanotte quarto episodio della serie. Tutti davanti agli schermi alle 3 di notte ora italiana;)

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NBA Finals 2013 – ‘rio Chalmers sugli scudi e Miami pareggia la serie

Chalmers_Andersen

Ti aspetti una Miami con il coltello tra i denti ed invece sono gli Spurs a partire più forti.
Ti aspetti un James che prende in mano la partita e la aggredisce fin da subito ed invece lo ritrovi in versione ancora più ecumenica del solito.

Pensi di vedere Parker ancora sugli scudi ed in generale i neroargento attaccare soprattutto “in the paint” mentre i risultati migliori vengono dalla distanza, in particolare oltre l’arco da 3 con un irreale 7/10 nella prima metà partita.

Verrebbe da dire…boh?

Questa è la dimostrazione che ogni partita in una serie fa storia a sé, ogni match ha un suo script un po’ deciso a tavolino, un po’ condizionato dagli eventi e dalle emozioni del momento cui i giocatori stessi non sono affatto immuni.

I texani, dopo aver cavalcato Danny Green (3/3 oltre l’arco in un amen), si fa trascinare dalla bagarre degli Heat che cercano ovviamente di far prevalere il proprio strapotere fisico. Alzare i ritmi nonostante le ottime percentuali dal campo (di gran lunga migliori rispetto all’esordio) non è mai una buona idea contro Miami, specialmente in casa loro.
Ed ecco grandinare le palle perse, 5 in metà del primo quarto, più di tutte quante quelle messe assieme nel tabellino di gara 1.

I comprimari e la panchina funzionano molto bene per Spoelstra, con addirittura 10 punti targati l’ineffabile Chalmers.
Lebron finisce per la prima volta in lunetta al 27° minuto.
I texani misteriosamente non generano falli mai inutili ma è chiaro che i Big 3 non siano aggressivi come dovrebbero, tolto Wade con un paio di semiganci.

In un momento di empasse all’inizio della seconda metà, sembra che il trend emotivo sia dalla parte di Miami, ma qualche conclusione facile sbagliata e soprattutto la mancanza di volontà nell’ammazzare la partita fanno rientrare gli avversari.
Green, Joseph, Leonard, Splitter piazzano il controparziale.
Manu ad una mano facendo rollare la palla sulle dita per Duncan ricuce lo spazio mentre un susseguirsi di buone giocate di Bosh e Leonard/Green animano il terzo quarto.

Le mani armate di Miller, Allen e soprattutto Chalmers da parte del vostro play di 120 kg, aprono un ennesimo nuovo strappo.
E’ proprio l’ex play campione NCAA con i Jayhawks a portare il parziale pro Miami in doppia cifra.

Gli Spurs sembrano aver smarrito la via del canestro e non ne segnano più mezzo, mentre King James, raddoppiato, regala un missile terra-aria che taglia il campo per la tripla del +15.

Minuto 7:43, LBJ affonda la bimane, dopo aver prima negato la schiacciata a Thiago Splitter, salendo da fermo in verticale e rispedendo la palla a spicchi al mittente, nonché aver penetrato subito dopo e scaricato verso la tripla dall’angolo di He Got Game.

Può essere lo stesso giocatore che fa tutte queste cose assieme?

Pop capisce il momento e decide di darla su facendo entrare T-Mac, il giocatore che senza quella fragilità congenita avrebbe potuto degnamente sedere dove solo i Bryant, James e pochi altri possono stare.
Un imprevedibile garbage time già a metà dell’ultimo quarto vede entrare le terze file i rispettivi roster, sbrinando anche (incredibile dictu) Rashard Lewis.

Cosa ci aspetta il back to back nell’AT&T Center? Bella domanda.
Le certezze di Gara 1 sono state quasi ribaltate. Da una parte gli Spurs hanno eseguito bene il piano partita di limitare i giochi da sotto di Lebron; il problema è che nella versione passatore, i suoi delfini hanno eseguito molto bene.
Dall’arco i neroargento hanno fatto registrare numeri importanti, ma sono mancati i punti dei Big 3, poco presenti emotivamente. Merito della difesa o piccolo passaggio a vuoto dell’attacco?
Dall’altra parte, tutti si aspettavano una riscossa delle star di Miami, invece il parziale decisivo è saltato fuori proprio quando coach Spoelstra ha mandato in panchina Wade e Bosh, rimpiazzati dai volitivi Chalmers ed Andersen, la cui energia è sempre più un fattore.

Stanotte avremo la prima cartina tornasole degli aggiustamenti fatti in itinere.
Stay tuned!

 

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NBA Finals 2013 – San Antonio, buona la prima

MiracoloParkerGara1

“Spurs steal it, homecourt advantage is in here now”.

San Antonio vince in casa di Miami e ribalta il fattore campo.
Dire “me lo sentivo” sarebbe fin troppo facile e intellettualmente disonesto anche se prevedevo, come scritto nel precedente post, filo da torcere per i Miami considerato che i nero-argento sono freschi atleticamente parlando.

La partita è stata tirata, a basso punteggio come ci si aspetta in una Finale NBA dall’alto tasso tecnico-tattico e tra due delle migliori difese in circolazione.
Gli Heat hanno tentato più volte l’allungo decisivo ma…un paio di sapienti timeout volti a raffreddare l’ambiente, uniti alle magistrali prove di Duncan e Parker, hanno sempre ricucito lo strappo.
Ed è stato nel quarto periodo che la partita anche dal punto di vista emotivo ha cambiato direzione. Nonostante l’irreale tripla doppia (irreale non in quanto tripla doppia ma perché alla voce rimbalzi leggiamo 18), James è stato tenuto a soli 18 punti, con 7/16 sul campo e ben 5 tiri da 3 di cui 4 sbagliati.
Segno che, per quanto possibile, hanno costretto il Re a diventare un po’ più perimetrale e meno animale da area, dove, se lanciato, è praticamente impossibile da fermare.

Bosh e Wade sono andati a corrente alterna ma hanno complessivamente deluso, soprattutto il primo perché sembrato molle sia in difesa sia in attacco, non riuscendo a colpire dalla distanza; il tiro da 3 sul ferro che avrebbe portato a -1 i suoi ne è un po’ l’emblema della sua partita.
Ginobili in attacco ha tutto sommato quasi mai forzato, concentrandosi sul far giocare bene i propri compagni, grazie a numerosi fendenti per ribaltare il lato che concedevano tiri non contestati dalla lunga distanza.
Timmy, superbo in difesa, ha portato a scuola sia Haslem che Andersen nella posizione di post-basso, il tutto mentre Tony Parke(u)r, imprendibile su quei camuffati pattini a rotella, tagliava fuori la difesa con giri e perno dall’impressionante velocità di esecuzione.

Veniamo ai comprimari.
Ray He Got Game Allen è stato  magnificamente letale nella sua semplicità.
Ho come l’impressione che anche a 80 anni potrebbe lasciare i propri avversari sui blocchi, guadagnando quel minimo spazio per far andare quelle poesie dalle sue mani. Segnate 3/4 per il tiro da tre.
Chris The Birdman Andersen ha inciso con un paio di insospettabili tiri in rovesciata ed una autorevole seppur a sprazzi presenza difensiva.
Il resto però è stata poca roba, come se nessuno si fosse assunto la responsabilità di distogliere le attenzioni da James per accentrarle su sé stesso.

Rubare la prima in casa per Pop, al netto che i suoi hanno tirato poco sopra il 40% dal campo, è un vero e proprio affare.
D’altra parte, lui stesso ha affermato in un timeout: “I don’t care if we miss some shots, but we do have care of difensive transition!”
Sacrosanto. Se concedi agli Heat il campo aperto e fai entrare in partita l’American Airlines ti offri come una preda sanguinante di fronte allo squalo.

Sono altrettanto convinto che il fattore campo non sia poi così importante, perché queste sono due squadre e due roster in grado di vincere tranquillamente in terra nemica.
Però se non fai faticare gli Spurs (vecchietti sì ma riposati) e concedi loro dei vantaggi, non ti metti nella miglior condizione per portare a casa il risultato, anche su una serie da 7 partite.

Vedremo le contromosse di Spoelstra. Mi aspetto una Miami ferita con il coltello tra i denti. Appuntamento a gara 2 Domenica notte!

E per chi se lo fosse perso, il circus shot del francobelga che ha messo in cassaforte Gara 1.

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Nba Finals 2013 – Big 3 VS Big 3

NBAFinals2013 SpursVSHeatsCi siamo, la stagione NBA sta per volgere al termine, non prima però di aver mostrato l’ultimo spettacolo, il basket al suo meglio.

San Antonio VS Miami.

Il navigato trio nero argento contro i campioni in carica.

Si può discutere sul fatto che sia la migliore finale possibile, per il fatto che, come raramente si è visto, le contingenze ci hanno privato di alcuni dei migliori interpreti, da Kobe Bryant a Derrick Rose, da Rajon Rondo a Danilo Gallinari.
Io però appartengo alla corrente filosofica dell’accettare in tutto e per tutto il caso e quel che ne consegue.
Gli infortuni fanno parte del gioco, così come il talento, la continuità di rendimento, i match-up, la tattica.
Il fisico conta tanto quanto gli altri fattori e se quindi accetto di avere in roster un giocatore più prono a farsi male, beh …devo essere pronto a pagarne lo scotto anche e soprattutto nella post-season dove una stella può fare maggiormente la differenza.
Take it or leave it.

Ed al di là della sfortuna, si affrontano la seconda all’Ovest contro la prima dell’Est. Direi che si è visto tutto sommato di peggio.
Cominciamo con il trio di San Antonio, che pare in splendida forma.

Tim Duncan
In tutti i playoff il caraibico si è comportato come avesse molte meno delle sue 37 primavere, dispensando le solite perle difensive e di posizionamento anche sui blocchi, ma incidendo molto anche in attacco.
QI cestistico fuori dal comune ed una personalità quasi unica all’interno del panorama NBA. Confesso di essere segretamente innamorato dell’amico del “Morbidone” (aka Chris Webber) e che seguivo ancora dal suo primo anno a Wake Forest.

Toni Parker
Ha brillato, aprendo, letteralmente, il backcourt di tutte le difese che ha finora incontrato e sarà forse IL problema numero 1 per Miami, che, con Wade a mezzo servizio, non ha giocatori con vocazione così difensiva da dislocare sulle tracce del francobelga.
Chalmers possiede mani veloci ma è un comprimario e siamo obiettivamente su un altro tipo di caratura.

Manu Ginobili
L’argentino ha tutto sommato sonnecchiato ma regalato al tempo stesso qualche perla decisiva come la bomba sullo scadere contro Golden State.
E’ il comandante delle operazioni quando si tratta di far giocare il secondo quintetto e quello quindi in grado di generare parziali decisivi mentre riposano gli altri Big.

In generale il maggiore atletismo ed inferiore età anagrafica, alla distanza, dovrebbero favorire gli Heats. Il problema per la squadra di Spoelstra è che i texani hanno faticato davvero poco finora nei playoff, regalando 2 sweep ad avversari ostici quali erano i Lakers e soprattutto i Memphis Grizzlies.

Passiamo al triumvirato costa Est.

Lebron James
Il Re ha amministrato e dispensato, facendo entrare in partita i compagni quando serviva, cambiando i momenti emotivi della partita e facendo entrare il (facilmente surriscaldabile) pubblico di Miami, oppure mettendosi in proprio.
Dopo aver finalmente vinto il suo (primo) agognato anello ed essersi tolta l’etichetta ( e scimmia) di fenomeno ma perdente, ha acquisito una maturità e consapevolezza dei propri mezzi che ne fanno, insieme a Kobe Bryant (KD in arrivo appena si ascriverà nel medesimo club di campioni) probabilmente il miglior giocatoredi tutti i tempi ancora in attività.
Anche Jordan ha iniziato l’epopea dei 3-Peat a 28 anni suonati, esattamente gli stessi di James che però, saltando il college, può vantare numeri ed anni di esperienza anche superiori. C’è la forte impressione che possa seguire le stesse orme e dopo aver iniziato a vincere non si fermi più. 3 finali consecutive sono un segno.

D-Wade
Flash non è il giaguaro che addenta la preda come un tempo, complice un ginocchio sofferente ed una non-necessità (vista la presenza del 6) di fare il Deus Ex Machina della situazione. Però ci sarà ancora bisogno di lui, soprattutto nell’aumentare quell’intensità difensiva che genera punti da contropiede.

Bosh
L’ex treccina di Toronto, docile mano sx e dai movimenti piuttosto eleganti spalle e fronte a canestro, sembra aver preso un po’ troppo sul serio quel ruolo perimetrale che Spoelstra gli ha cucito addosso in questi due anni.
La mancanza di aggressività in avvicinamento all’area pitturata non è una buona idea, se davanti ti trovi una squadra come San Antonio.
Occorre il contributo anche della terza bocca di fuoco per rendere imprevedibile una squadra che altrimenti potrebbe decidere di concentrare tutte le sue forze solo su James.

Il Supporting cast

A confortare l’idea che invece questa sia stata la migliore finale possibile, va aggiunta l’enorme profondità delle due panchine. Da una parte  Splitter, Bonner, Diaw, T-Mac (!). Dall’altra Battier, Miller, Lewis, Andersen.
Miami sfodera una batteria di tiratori da 3 che solo Golden State e NY potevano, sulla carte contrastare. Qui però c’è molta più suddivisione delle responsabilità e soprattutto la bomba dalla lunga distanza è in mano a giocatori con fisicità molto diversa tra loro, passando dal finto play relativamente piccolo e leggero come Chalmers ai quattro atipici come Miller e Lewis (se per caso Rashard fosse coinvolto e si presentasse vicino alla condizione di Orlando, questa serie è bella che già finita).
Quando Popp cercherà di riempire l’area rendendo James un giocatore più perimetrale, negandogli l’area ed i potenziali giochi “and-1″ saranno fondamentali i tiri ed i giocatori per aprire gli spazi e la difesa texana. I grandi vecchi contro i giovani rampanti, un mix di storie difficili da esaurire in una sola serie di partite.

Da sostenitore di vecchia data di Orlando (sigh), non ho francamente grosse preferenze e questioni di tifo in ballo.
La vittoria di San Antonio consegnerebbe ancor più alla storia uno dei cicli più vincenti di sempre nella NBA ed una conclusione magnifica ad una stagione che sembrava impossibile ai blocchi di partenza. Wade ed Allen conquisterebbero il proprio terzo sigillo, mentre LBJ si avvicinerebbe terribilmente all’inarrivabile Air Jordan.
Mi toccherà dire una banalità: che vinca il piubbravo.

Seguite il live Tweet di @SkySport con #NbaSkyFinals
Appuntamento a stanotte ;)

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