NBA Finals 2012 Game 2: Diamo credito a questi Heat

Se lo meritano. Davvero.
Quando tutti o quasi, dopo Gara 1, li davano per spacciati, ecco che ti sorprendono.
In silenzio, quasi sornioni.

Non si può nemmeno dire che abbiano vinto col cuore. Beh ce l’avranno anche messo, ma hanno senz’altro pareggiato la serie usando la testa.
Avanti fin dal primo all’ultimo minuto, non l’hanno persa né quando sono stati avanti di 17 punti, né quando Durant a 5 secondi dalla fine avrebbe potuto dare il pareggio.
Hanno continuato con il loro piano di battaglia iniziale. Hanno continuato a fare il loro gioco.
Un gioco che gli addetti ai lavori o gli appassionati faticano ancora a vedere come coralità, ma che ha senz’altro funzionato, approfittando della giornata no di Kevin Durant e dei suoi falli spesi maluccio.
LeBron James, ha sparato di nuovo il trentellino con una prestazione complessivamente simile a quella di Gara 1.
Ma ha speso meglio le energie, bilanciando i suoi numeri con quelli dei compagni e non sparendo nel quarto periodo come (spesso) gli è successo nelle gare decisive dei playoff.
Ah il tutto, riportando 12/12 dalla linea della carità, tanto per gradire. Non male per uno che ha veleggiato intorno al 70% finora in queste situazioni.

Wade, il grande accusato, quello dalle ginocchia ormai fragili e che ha perso di intensità.
10/20 dal campo.
Bosh, rispolverato fin dall’inizio e non utilizzato solo come specchietto per le allodole per i suoi tiri dal gomito o da 3, ha portato in dote meno punti ma compensando con ben 15 tabelloni, di cui 7 offensivi. E lo chiamano “soft”.
Menzione d’onore va a Shane Battier, uno di quei giocatori, come Bruce “tistoincollatomanonfacciofallo” Bowen, John Paxton, Steve Kerr, che non sono superstar, non hanno ricevuto in dono mezzi atletici straordinari ma sì ti fanno vincere le partite che contano.
Difensivamente sempre attento, con un QI cestistico di gran lunga sopra la media, anche stavolta ha punito le rotazioni difensive di OKC.

E dulcis in fundo, non dimentichiamoci di Spoelstra. Era lui quello costretto a tirare fuori gli aggiustamenti, a cercare di arginare lo strapotere atletico e la giovane gagliardia dei Thunder. C’è riuscito. Ha chiesto ai suoi di mantenere sempre un ritmo controllato alla gara per non fare infiammare il pubblico e conseguentemente la squadra di Oklahoma City. Contropiedi sì ma ragionati, isolamenti sì ma nei momenti chiavi e contro gli accoppiamenti voluti (vedi KD nel terzo e quarto periodo). Concentrati ma non arroganti. Riflessivi ma non passivi.
Diamo credito a questi Heat, perché sono riusciti dove nessuno finora nei playoff, rubando una bandiera nella tana OKC.
Diamo credito agli Heat, Gara 2 se la sono meritata. Davvero.

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informatico umanistico geek nostalgico retrogamer cinico, disilluso ma tutto sommato un discreto romantico
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