NBA Finals 2013 – San Antonio, buona la prima

MiracoloParkerGara1

“Spurs steal it, homecourt advantage is in here now”.

San Antonio vince in casa di Miami e ribalta il fattore campo.
Dire “me lo sentivo” sarebbe fin troppo facile e intellettualmente disonesto anche se prevedevo, come scritto nel precedente post, filo da torcere per i Miami considerato che i nero-argento sono freschi atleticamente parlando.

La partita è stata tirata, a basso punteggio come ci si aspetta in una Finale NBA dall’alto tasso tecnico-tattico e tra due delle migliori difese in circolazione.
Gli Heat hanno tentato più volte l’allungo decisivo ma…un paio di sapienti timeout volti a raffreddare l’ambiente, uniti alle magistrali prove di Duncan e Parker, hanno sempre ricucito lo strappo.
Ed è stato nel quarto periodo che la partita anche dal punto di vista emotivo ha cambiato direzione. Nonostante l’irreale tripla doppia (irreale non in quanto tripla doppia ma perché alla voce rimbalzi leggiamo 18), James è stato tenuto a soli 18 punti, con 7/16 sul campo e ben 5 tiri da 3 di cui 4 sbagliati.
Segno che, per quanto possibile, hanno costretto il Re a diventare un po’ più perimetrale e meno animale da area, dove, se lanciato, è praticamente impossibile da fermare.

Bosh e Wade sono andati a corrente alterna ma hanno complessivamente deluso, soprattutto il primo perché sembrato molle sia in difesa sia in attacco, non riuscendo a colpire dalla distanza; il tiro da 3 sul ferro che avrebbe portato a -1 i suoi ne è un po’ l’emblema della sua partita.
Ginobili in attacco ha tutto sommato quasi mai forzato, concentrandosi sul far giocare bene i propri compagni, grazie a numerosi fendenti per ribaltare il lato che concedevano tiri non contestati dalla lunga distanza.
Timmy, superbo in difesa, ha portato a scuola sia Haslem che Andersen nella posizione di post-basso, il tutto mentre Tony Parke(u)r, imprendibile su quei camuffati pattini a rotella, tagliava fuori la difesa con giri e perno dall’impressionante velocità di esecuzione.

Veniamo ai comprimari.
Ray He Got Game Allen è stato  magnificamente letale nella sua semplicità.
Ho come l’impressione che anche a 80 anni potrebbe lasciare i propri avversari sui blocchi, guadagnando quel minimo spazio per far andare quelle poesie dalle sue mani. Segnate 3/4 per il tiro da tre.
Chris The Birdman Andersen ha inciso con un paio di insospettabili tiri in rovesciata ed una autorevole seppur a sprazzi presenza difensiva.
Il resto però è stata poca roba, come se nessuno si fosse assunto la responsabilità di distogliere le attenzioni da James per accentrarle su sé stesso.

Rubare la prima in casa per Pop, al netto che i suoi hanno tirato poco sopra il 40% dal campo, è un vero e proprio affare.
D’altra parte, lui stesso ha affermato in un timeout: “I don’t care if we miss some shots, but we do have care of difensive transition!”
Sacrosanto. Se concedi agli Heat il campo aperto e fai entrare in partita l’American Airlines ti offri come una preda sanguinante di fronte allo squalo.

Sono altrettanto convinto che il fattore campo non sia poi così importante, perché queste sono due squadre e due roster in grado di vincere tranquillamente in terra nemica.
Però se non fai faticare gli Spurs (vecchietti sì ma riposati) e concedi loro dei vantaggi, non ti metti nella miglior condizione per portare a casa il risultato, anche su una serie da 7 partite.

Vedremo le contromosse di Spoelstra. Mi aspetto una Miami ferita con il coltello tra i denti. Appuntamento a gara 2 Domenica notte!

E per chi se lo fosse perso, il circus shot del francobelga che ha messo in cassaforte Gara 1.

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informatico umanistico geek nostalgico retrogamer cinico, disilluso ma tutto sommato un discreto romantico
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