NBA Finals 2013 – ‘rio Chalmers sugli scudi e Miami pareggia la serie

Chalmers_Andersen

Ti aspetti una Miami con il coltello tra i denti ed invece sono gli Spurs a partire più forti.
Ti aspetti un James che prende in mano la partita e la aggredisce fin da subito ed invece lo ritrovi in versione ancora più ecumenica del solito.

Pensi di vedere Parker ancora sugli scudi ed in generale i neroargento attaccare soprattutto “in the paint” mentre i risultati migliori vengono dalla distanza, in particolare oltre l’arco da 3 con un irreale 7/10 nella prima metà partita.

Verrebbe da dire…boh?

Questa è la dimostrazione che ogni partita in una serie fa storia a sé, ogni match ha un suo script un po’ deciso a tavolino, un po’ condizionato dagli eventi e dalle emozioni del momento cui i giocatori stessi non sono affatto immuni.

I texani, dopo aver cavalcato Danny Green (3/3 oltre l’arco in un amen), si fa trascinare dalla bagarre degli Heat che cercano ovviamente di far prevalere il proprio strapotere fisico. Alzare i ritmi nonostante le ottime percentuali dal campo (di gran lunga migliori rispetto all’esordio) non è mai una buona idea contro Miami, specialmente in casa loro.
Ed ecco grandinare le palle perse, 5 in metà del primo quarto, più di tutte quante quelle messe assieme nel tabellino di gara 1.

I comprimari e la panchina funzionano molto bene per Spoelstra, con addirittura 10 punti targati l’ineffabile Chalmers.
Lebron finisce per la prima volta in lunetta al 27° minuto.
I texani misteriosamente non generano falli mai inutili ma è chiaro che i Big 3 non siano aggressivi come dovrebbero, tolto Wade con un paio di semiganci.

In un momento di empasse all’inizio della seconda metà, sembra che il trend emotivo sia dalla parte di Miami, ma qualche conclusione facile sbagliata e soprattutto la mancanza di volontà nell’ammazzare la partita fanno rientrare gli avversari.
Green, Joseph, Leonard, Splitter piazzano il controparziale.
Manu ad una mano facendo rollare la palla sulle dita per Duncan ricuce lo spazio mentre un susseguirsi di buone giocate di Bosh e Leonard/Green animano il terzo quarto.

Le mani armate di Miller, Allen e soprattutto Chalmers da parte del vostro play di 120 kg, aprono un ennesimo nuovo strappo.
E’ proprio l’ex play campione NCAA con i Jayhawks a portare il parziale pro Miami in doppia cifra.

Gli Spurs sembrano aver smarrito la via del canestro e non ne segnano più mezzo, mentre King James, raddoppiato, regala un missile terra-aria che taglia il campo per la tripla del +15.

Minuto 7:43, LBJ affonda la bimane, dopo aver prima negato la schiacciata a Thiago Splitter, salendo da fermo in verticale e rispedendo la palla a spicchi al mittente, nonché aver penetrato subito dopo e scaricato verso la tripla dall’angolo di He Got Game.

Può essere lo stesso giocatore che fa tutte queste cose assieme?

Pop capisce il momento e decide di darla su facendo entrare T-Mac, il giocatore che senza quella fragilità congenita avrebbe potuto degnamente sedere dove solo i Bryant, James e pochi altri possono stare.
Un imprevedibile garbage time già a metà dell’ultimo quarto vede entrare le terze file i rispettivi roster, sbrinando anche (incredibile dictu) Rashard Lewis.

Cosa ci aspetta il back to back nell’AT&T Center? Bella domanda.
Le certezze di Gara 1 sono state quasi ribaltate. Da una parte gli Spurs hanno eseguito bene il piano partita di limitare i giochi da sotto di Lebron; il problema è che nella versione passatore, i suoi delfini hanno eseguito molto bene.
Dall’arco i neroargento hanno fatto registrare numeri importanti, ma sono mancati i punti dei Big 3, poco presenti emotivamente. Merito della difesa o piccolo passaggio a vuoto dell’attacco?
Dall’altra parte, tutti si aspettavano una riscossa delle star di Miami, invece il parziale decisivo è saltato fuori proprio quando coach Spoelstra ha mandato in panchina Wade e Bosh, rimpiazzati dai volitivi Chalmers ed Andersen, la cui energia è sempre più un fattore.

Stanotte avremo la prima cartina tornasole degli aggiustamenti fatti in itinere.
Stay tuned!

 

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informatico umanistico geek nostalgico retrogamer cinico, disilluso ma tutto sommato un discreto romantico
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