NBA Finals 2013 – L’insospettabile duo Green-Neal sugli scudi e San Antonio domina gara 3

NealGreenSanAntonioSpurs

Partita fin da subito dai ritmi molto blandi e controllati, con LBJ silente nel primo quarto.
San Antonio fa segnare l’iniziale parziale importante a metà, con Bosh e Wade a zero.

Poi James decide di alzare un po’ la difesa e dalle palle recuperate nasce il piccolo controparziale che porta al -3 di Miami mentre Popovich di averne viste abbastanza e chiama timeout.

Finta di tiro di Ginobili e dritto al ferro per la bimane che fa entrare in partita l’AT&T Center.
Il movimento in post basso di Duncan contro Bosh risponde ai punti nel pitturato del numero 6 in maglia rossa.

Botta e risposta continua.

Il pick&roll a 5 metri dal canestro con la visione periferica di James è immarcabile, come lo era stato nel secondo episodio sulla costa Est.
Alla fine del quarto il tabellino dice 3 assist.

Gary Neal mette un paio di triple e Green dall’angolo rimette un +6 tra le due squadre.
TD spiega ancora pallacanestro prima trovando un angolo incredibile per l’appoggio alla tabella e poi aprendo a due mani per un passaggio di 20 metri che offre a Leonard. + 10 neroargento.

Miller risponde ad un’altra tripla di Neal, i due panchinari forse più decisivi per le rispettive squadre.
Ma la fuga non riesce, Wade e Bosh si risvegliano mostrando aggressività in attacco e riportando in parità a quota 44 la propria squadra.

Poi due triple, di cui una sulla sirena del secondo quarto fanno segnare 14 punti per il miglior marcatore degli Spurs: sìsì è sempre l’ex-trevigiano Neal.

L’impronta però della voglia dei texani è sul gioco del 57-46 quando Parker contiene bene il contropiede di Wade, Duncan (dopo aver iniziato bene in attacco il terzo quarto) rimonta e stoppa da dietro, salva la palla buttandosi in tribuna, salva anche Leonard e viene lanciato Green in campo aperto. La battaglia e la voglia.

Un incredibile Miller 4/4 da tre riporta lo svantaggio a – 10 ma un quarto rimbalzo offensivo manda ancora Green a segno oltre l’arco.

Ma ancora Miller fa 5/5. Pazzesco.

Manu da Bahia Blanca inchioda la schiacciata dopo un’ottima difesa su James bloccante che rende meno problematico il pick&roll con le sue prolunghe. Leonard a seguito del precedente assist mette anche la tripla.
E’ sempre quello dal nome hawaiano ad occupare spazio in area e soprattutto aria per rendere difficoltose le penetrazione del Re.
Questo permette di aprire i contropiedi e di trovare subito ottime soluzioni al tiro, dal catch&shoot dall’arco o layup da sotto per San Antonio, che vola a +21.

Tripla in ritmo, 3 tiri fanno un miniparziale a favore di Miami con James che mette a referto 9 punti in un minuto e mezzo.

All’inizio del quarto, attacco statico per San Antonio ma Neal non sente pressione e vede una vasca da bagno al posto del canestro spara la bomba da 8 metri e poi ancora da 2 subito dopo.

Parker applaude dalla panchina il suo delfino preferito mentre si riposa da un piccolo acciacco subito nella precedente frazione.
Suo il passaggio dietro la schiena in contropiede per l’affondata di Kawai.

Green non vuole essere da meno e segna con la mano in faccia di He Got Game Allen da 8 metri.

T-Mac entra con la standing ovation. Mangia la linea di fondo e serve Splitter.
51 punti l’accoppiata Neal + Green. Irreale e record battuto nelle serie finali NBA per una squadra che fa segnare 16 bombe in finale.

Garbage time per l’ingresso delle terze linee, tra Red Mamba, Joseph, Blair, Jones e Lewis.
Ribaltone nel punteggio rispetto a gara 2.

Indicazioni per la quarta?

Veramente difficili. L’accoppiamento Miami-San Antonio fa fare questi parziali quasi inspiegabili, a distanza di una sola gara dalla precedente.

Questo rende ancora più chiaro il concetto di “one game at a time“, ovvero pensiamo ed analizziamo un match alla volta perché ognuno di questi vive di vita propria ed ha una sua sceneggiatura.

I punti certi.

  • Se San Antonio mantiene questa percentuale da 3 ma soprattutto la qualità dei possessi ed il ritmo controllato della gara, allora la serie finisce qui.
  • Se invece Miami riesce ad alzare il suo livello di attività difensiva e generare punti in transizione, le chances di vittoria sono assolutamente concrete.

In particolare, Spoelstra, ha l’arduo compito di risolvere il rebus del quintetto.

Nella seconda partita a Miami la rottura prolungata era stata il frutto dell’ingresso di Birdman, Allen ed in generale del supporting cast.
E’ stato il quintetto mignon con James che distribuisce e scarica accentrando la difesa ed i raddoppi su di sé, agendo più da passatore (straordinario qual è) e facendo entrare in ritmo i tanti tiratori puri che può mandare a referto, a fare la differenza.
E la situazione tattica che aveva permesso agli Heat di rientrare parzialmente a fine del terzo quarto della terza gara.

Questo significa però sacrificare Bosh e soprattutto D-Wade, il quale non è solo un giocatore titolare ma il faro e storica pedina di questo ciclo vincente. Molto difficile se non impossibile tenerlo in panchina anche per il suo ruolo di leader in campo.

I quattro piccoli con uno straordinario direttore d’orchestra è più o meno lo stesso concetto di gioco e ruolo, con i dovuti distinguo, che riveste Ginobili con il “suo” quintetto, quando cioè può aprire le difese con i fendenti da lato o lato o con le sue invenzioni da pennellata mancina.

Ma non è solo una questione di percentuali e di tiri da 3, ottime anche in Gara 2 dove però il risultato fu opposto.
San Antonio ha dominato con i punti in contropiede, 52-39 i rimbalzi di cui molti offensivi e che hanno generato punti da extra-possesso.

Miami ha bisogno di mostrare i muscoli e riequilibrare questi numeri per poter impensierire i texani.
Stanotte quarto episodio della serie. Tutti davanti agli schermi alle 3 di notte ora italiana;)

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informatico umanistico geek nostalgico retrogamer cinico, disilluso ma tutto sommato un discreto romantico
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