E Poi ti svegli e scopri che Trump è il nuovo Presidente degli Stati Uniti…

GOP 2016 Debate

Da profondo ignorante in materia politica, spendo giusto due parole in merito a quello che è accaduto in questa lunga notte italiana.

Ho iniziato a seguire la votazione praticamente fino alla proclamazione, con il sottofondo di Sky, ascoltando l’incredulità degli ospiti montare in studio.
Non vorrei fare il Nostradamus de’ noantri ma, prima dell’estate, quando il biondo cotonato stava riguadagnando terreno sulla candidata già ampiamente data per primo Presidente degli Stati Uniti donna, avevo pensato “ma non è che invece…?”
E durante lo splendido viaggio a Cuba di metà Agosto, parlando con i miei, la saggezza da nonno era venuta fuori con il più classico detto “io non venderei la pelle dell’orso prima di averla presa (povero orso)”.

Mi ha fatto piuttosto sorridere vedere analisti, sondaggisti, exitpollisti, trasalire in studio ed annaspare mano a mano che avvenivano gli scrutini nei seggi, Mentana e Riotta in primis., ribaltando tutti i dati e pronostici snocciolati anzitempo.
Il bello e il brutto della democrazia consente a tutte le persone, in titolo di poterlo fare, indipendentemente da sesso, religione, titolo di studio, QI, lavoro ed orientamento sessuale.

Ovvero, un genio che insegna al MIT conta uno, tanto quanto il vaccaro il quale tiene a bada il bestiame nel Montana.

Midwest e Sud, da sempre roccaforti repubblicane, non solo hanno mostrato un divario di numeri più schiacciante di quel che si pensava nelle previsioni, ma, soprattutto, hanno agito da traino per tutti gli Stati dati un po’ in bilico nelle previsioni, ribaltandole, perché da potenziali favoriti per i democratici, sono passati invece in gran parte verso l’ala conservatrice e lo dimostra il numero di governatori repubblicani eletti.

Perché dunque?
Ma soprattutto, ha più vinto Trump o più perso la Clinton?
Anche se la moglie del più celebre Bill avesse preso residenza nella stanza ovale, alla luce dei numeri acquisiti, credo che Trump sarebbe lo stesso risultato vincitore morale perché, partito come assoluto outsider (ma non come la meteora Ross Perot), è riuscito in primis a farsi accettare dal partito repubblicano come candidato, in secundis ha sbaragliato tutti i suoi avversari candidati per la corsa finale ed infine è arrivato a dare del filo da torcere ad una persona che si è dedicata per una vita alla politica.

E forse proprio questa è stata la debolezza di Hillary. La parlantina da politicante, la prosopopea dei discorsi pubblici, il debunking o fact checking non funzionano, non hanno evidentemente abbastanza presa nel cuore e nella testa delle persone abituate a gestire tutt’altro tipo di problemi nel quotidiano.
Queste persone sono però sufficientemente intelligenti da alzare le antenne quando uno dei due candidati viene indagato per aver mentito e compromesso la sicurezza nazionale (come, quando, quanto è irrilevante, conta il gesto) con lo scandalo delle email su server privato.

“Ma come, dopo la balla sul sesso orale e conseguente impeachment del marito, manco siamo partiti e ci becchiamo una balla grossa come una casa da parte della moglie?!”.
Per carità, può essere che la stessa sparata del direttore FBI, poi rimangiata, abbia avuto un suo peso nello spostare quegli equilibri, ma certo il danno era stato fatto a monte e quindi non può esserne lui l’imputato principale.

In definitiva, è una sconfitta dell’establishment, del “vecchio”, della partitocrazia, di una certa parte ed influenza delle lobby (sì ovviamente non pensiamo che Donald abbia fatto la campagna con i soldi del Monopoly…NRA anyone? Sempre di lobby si parla) e di Wall Street la cui avidità aveva messo sul lastrico milioni di americani nel 2008 con la crisi dei mutui subprime.

Vedo una certa somiglianza con la scalata verso il Parlamento italiano, nel 1994, da parte di Berlusconi.
Piacciano o meno, entrambi sono stati in grado di parlare parimenti all’industriale come alla casalinga di Voghera (o il vaccaro di cui sopra), entrambi esempi di un prototipo di self-made-man cui tanti ambiscono a diventare e, nel caso di Trump, incarnazione del sogno americano stesso.
Misogini, “simpatici”, sicuramente irriverenti e fuori dagli schemi.

Facilo dirlo a posteriori, ma forse, il mea culpa del partito democratico, che ha gestito nel peggior modo possibile l’eredità di Obama, è il non aver cavalcato il desiderio di rottura con il passato, presentando un candidato più autorevole e sponsorizzando piuttosto Bernie Senders.

Cosa succederà ora? Difficile a dirsi.
Le sparate populiste saranno di difficile attuazione, anche se il sistema americano certamente conferisce un accentramento di poteri in una sola persona, Donald dovrà confrontarsi con un congresso che non lo ama, né dalla propria parte politica, né dall’ala contraria.

  • Il muro col Messico? Boh…però le politiche di immigrazione e di “tutela del lavoro americano” sono stati capisaldi del suo programma, quindi mi aspetto seguito su questo punto. Ma andranno gestiti i rapporti con le grosse società americane (mi viene in mente Apple) che certo non gradirebbero politiche di tassazione restrittive o manovre forzate pur di riportare il lavoro negli States.
    E quando si fatturano numeri così importanti, hai voglia a dire “non delocalizzi più in Cina perché la manodopera costa meno, ora riporti le fabbriche qui”…
  • Capitolo politica estera sarà un altro bel dilemma. Dopo il bordello lasciato nel Mediterraneo e nel Medio Oriente, il mantra è stato “combattiamo l’Isis ma ci vogliamo defilare dalla Nato ed aiutare gli altri a fare da soli”. Ovvero, non vi difendiamo più la schiena da minacce globali o meno e se volete che vi aiutiamo, ci dovete pagare perlomeno la consulenza.

Sembra fantascienza, però chi ne guadagna è senz’altro Putin e la Russia che con una Nato senza componente US forte, può renderla più malleabile rispetto ad uno scenario con al potere i democratici e nella fattispecie un Clinton come interlocutore.

Quel che si può infine concludere e che trascende la cultura/appartenenza politica, sia la distanza che ci separa dal Paese a stelle e strisce e quanto poco lo conosciamo (ovviamente la cosa è reciproca). Non è la California, non sono le serate della movida di Miami, non gli hipster di Williamsburg.
L’americano medio sì è quello rappresentato cinicamente dalla satira pungente di Family Guy o più morbida dei Simpsons ma è con questa persona che si fanno i conti quando si tratta di eleggere un presidente.
Ed il suo voto conta uno, esattamente come quello degli analisti, sondaggisti, esperti di politica interna, esterna…

Ricordiamocelo tutti la prossima volta.

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Informazioni su diobrando1

informatico umanistico geek nostalgico retrogamer cinico, disilluso ma tutto sommato un discreto romantico
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2 risposte a E Poi ti svegli e scopri che Trump è il nuovo Presidente degli Stati Uniti…

  1. Max ha detto:

    Forse il vero problema non è il candidato/a abile o incapace ma una società e un elettorato rimasti orfani di solidi riferimenti civili e culturali, troppo facilmente influenzabili dalla paura di scenari pseudo-apocalittici, o da boutade che sembrano oggettivamente improbabili ma “suonano” rassicuranti a livello inconscio. La paura rende intrigante qualunque “balla” e credibile qualunque “ballista”.

    • diobrando1 ha detto:

      Sono assolutamente d’accordo. Il fatto è che per risolvere il problema si dovrebbe innalzare il livello culturale della massa, mettendo disposizione l’accesso, ad esempio, a strumenti ed istituzioni che ora sono assolutamente proibitivi per ceti che con un reddito medio-basso. Le migliori università hanno rette da 30-40-50K l’anno e non è un caso che la maggiorparte delle famiglie faccia un mutuo per poterle pagare, come fosse una casa.
      Obama qualcosa aveva fatto, ma la strada è lunga, ci vogliono chissà quanti anni e comunque stravolgere le abitudini/equilibri è sempre complicato, vedasi quello che è successo con Obamacare (e cosa succederà ora che i Repubblicani sono in numero superiore a Camera e Senato). Nel breve, la strategia poteva e doveva IMHO essere diversa: saper parlare più semplice, con concetti digeribili anche ai meno abbienti, senza essere per forza populisti, ma con un minimo di costruttività e positività.
      La Clinton ha attaccato per mesi Trump dicendo “non sa fare quello, non sa fare quell’altro, non ha esperienza”…forse è stato un po’ pochino, visti i risultati…

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